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Analisi
della Relazione 2003 sull'export di armi Presentata la relazione del governo: export in aumento. Tra i clienti, la Siria Nel 2002 le esportazioni
di armi italiane (i nuovi contratti) sono aumentate del 6,6% rispetto
al 2001, raggiungendo il valore di 920 milioni di euro, mentre
l'importo delle armi consegnate (cioè quelle effettivamente
uscite dal nostro Paese) è stato pari a 487 milioni (-13,7%
rispetto al 2001). La classifica delle armi
consegnate vede al primo posto la Malaysia con 42 milioni di
euro, seguita da Corea del Sud con 40, Dubai con 37, Usa
con 30, Regno Unito con 27, Turchia e Siria con 19,
Pakistan con 17,5, Algeria con 15, Cina con 10, India
con 8. Seguono con valori più contenuti Brasile, Canada
e Venezuela con 6. C'è anche Israele, sia pure con
importi per un milione! Purtroppo il governo Berlusconi non la pensa così e sta facendo approvare dal Parlamento lo stravolgimento della legge 185 che regolamenta il settore. Palazzo Chigi ha individuato le linee programmatiche per il 2003: "esercitare un efficace controllo delle movimentazioni dei materiali di armamento secondo la legge 185, cercando nel contempo di agevolare la presenza dell'industria nazionale nel mercato internazionale". Ad ogni modo, esiste un problema di conflitto d'interessi: da una parte lo Stato che tramite Finmeccanica è l'azionista di riferimento di gran parte delle industrie produttrici e dall'altra la necessità di attuare controlli rigorosi. Al riguardo la Relazione dell'esecutivo elenca anche l'elenco delle principali aziende esportatrici, in cui primeggiano aziende come Finmeccanica e Fiat. Anche le banche
svolgono un ruolo di supporto. Le autorizzazioni bancarie sono state pari
a 736 milioni (+16 % ): al primo posto la spagnola Banco Bilbao
Vizcaya (29,4% del totale), seguita da Bnl (18,7%), Banca
di Roma (13,4%), San Paolo-Imi (11%), Intesa Bci (7,4%),
Credito Italiano e Unicredit (6,8% ciascuno) e Barclays Bank Plc
(4,3%). ©il
manifesto
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