MANIFESTO DELLA CAMPAGNA
dicembre 1999

     Come evidenzia la Relazione sull’esportazione italiana di armi nel 1998, che il Presidente del consiglio ha presentato al parlamento lo scorso 31 marzo, sono numerose la banche italiane che hanno sostenuto l’export bellico per un totale di 1.236 miliardi di lire.
  
   L’appuntamento del giubileo – che vuole essere un momento di conversione autentica – può diventare l’occasione per fare chiarezza e cambiare strada anche sui risparmi. Questo è possibile se le diocesi, le parrocchie, le comunità religiose, i singoli credenti e tutte le persone di buona volontà chiederanno esplicitamente alle banche presso cui hanno i propri depositi se sono o meno coinvolte nel commercio delle armi. Nell’indire il giubileo il papa dice: "Devono essere eliminate le sopraffazioni che portano al predominio degli uni sugli altri: esse sono peccato e ingiustizia. Chi è intento ad accumulare tesori solamente sulla terra (cfr. Pt. 6,19) non arricchisce dinanzi a Dio (Lc 12,21)". E ancora: "Specialmente i paesi ricchi e il settore privato assumano la loro responsabilità per un modello di economia al servizio di ogni persona".
   Mentre sono in atto anche nella chiesa italiana importanti iniziative tese alla riduzione del debito dei paesi poveri, siamo convinti che questo non basta. Non è difficile ipotizzare che i fondi che si raccolgono per opere di carità, per condonare il debito e per altro, vengano poi depositati in banche che investono quegli stessi soldi nel traffico di armi. La tentazione di ‘mammona’ è forte per tutti.

   Spesso le banche si rivolgono alle parrocchie offrendo condizioni particolarmente favorevoli. Crediamo sia moralmente doveroso chiederci come e dove investono questi istituti bancari. Se è vero che il sistema economico, le "strutture di peccato" si basano sul consenso dei singoli, è importante riscoprire le responsabilità che ognuno ha nell’appoggiare più o meno esplicitamente tale sistema. Non possiamo accettare il criterio che avendo dei soldi li dobbiamo far fruttare al meglio senza interrogarci sul modo.
   Sarebbe un forte gesto di richiamo alle coscienze, se le varie realtà ecclesiali si muovessero in questa direzione, interrogandosi al loro interno (consigli pastorali, consigli per gli affari economici) e indirizzando alle banche una lettera pubblica. Sarebbe un gesto profetico per testimoniare che ci sta a cuore prima di tutto il Vangelo.

Chiediamo quindi di:
   - Scrivere alla direzione generale della propria banca, chiedendo di essere trasparenti. Cioè di confermare o smentire per iscritto il coinvolgimento dell’istituto (attraverso finanziamenti o il semplice appoggio) in operazioni di esportazione di armi. E sollecitando la banca a un nuovo orientamento più attento alla redistribuzione del credito a favore dell’economia sociale e delle fasce più povere della popolazione. La risposta verrà resa pubblica.
   - In caso di risposta vaga o di non risposta, interrompere i rapporti con la banca, rendendo pubblica la scelta.

Missione Oggi, Mosaico di Pace, Nigrizia